Disturbo Ossessivo Compulsivo

Che cos’è

Diagnosi

Causa

Cura

Che cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo, generalmente abbreviato come DOC, è un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla presenza disturbante di fenomeni psichici o comportamentali che prendono il nome di ossessioni e compulsioni. Sebbene per anni sia stato annoverato tra i Disturbi d’Ansia, il DOC è stato di recente classificato come condizione a parte, in quanto l’ansia che genera il disturbo è considerata solo un sintomo, e non il cuore della patologia.

Cosa sono le ossessioni e le compulsioni di cui soffrono gli individui affetti da questa condizione spesso tanto invalidante?

Le ossessioni sono pensieri, immagini mentali, ricordi o impulsi che si presentano ripetutamente alla mente di una persona senza che consapevolmente questa lo voglia, e sono, pertanto, percepiti come sgradevoli ed intrusivi. Questi fenomeni mentali involontari infastidiscono molto le persone che ne soffrono, sia perché sfuggono al loro controllo, essendo appunto fenomeni involontari, sia perché provocano delle emozioni negative (es. paura, ansia, disgusto, senso di colpa, ecc.); in molti casi tali persone si sentono talmente assediate (la parola ossessione deriva dal latino obsĭdēre, che significa appunto “assediare”) da mettere in atto una serie di comportamenti ripetitivi o di azioni mentali per ridurre lo stato di disagio che le investe; questi atti sono definiti compulsioni.

Le ossessioni sono spesso di natura bizzarra: chi ne soffre è solitamente conscio della loro infondatezza o esagerazione; tuttavia, l’ansia che da queste ne deriva è forte al punto da non rendersi neanche conto che si tratta di pensieri che generano preoccupazioni irrazionali o quantomeno eccessive. Si ha l’impressione di perdere, quindi, il controllo dei propri pensieri, e quindi della propria mente. Il contenuto di questi pensieri, immagini o impulsi può variare; ad esempio, ci sono persone, che si “ossessionano” in modo eccessivo per lo sporco e per i germi, altre che sono spaventate dall’idea di perdere il controllo dei propri impulsi aggressivi e fare del male a qualcuno, altre ancora sono terrorizzate da immagini blasfeme che possono presentarsi alla mente, con l’intensa paura di esplicitarle.

Le compulsioni, note anche come rituali o cerimoniali, sono invece delle azioni mentali (es. contare, pregare, ripetere formule superstiziose) o dei comportamenti ripetitivi (es. lavarsi le mani, controllare se lo sportello della macchina è stato chiuso, riordinare), messi in atto con il fine ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri ossessivi. A volte il malessere provato è descritto semplicemente come una fastidiosa “sensazione che c’è qualcosa che non va” (o “not just right experience”). La compulsione, dunque, riduce l’ansia, produce sollievo e dà un senso di relativa sicurezza, anche se dura poco tempo, rinforzando tuttavia l’ossessione.

È usuale utilizzare, nel linguaggio comune, il termine ossessione. Spesso viene utilizzato per indicare un pensiero che si presenta con una certa insistenza nella nostra mente; qualcosa che rimuginiamo, o ruminiamo. C’è però una differenza tra il significato colloquiale del termine e quello clinico. E’ fisiologico, infatti, in certe situazioni, avere per la testa dei pensieri che ci tormentano, da cui siamo “ossessionati” diremmo in maniera colloquiale. E’ naturale essere preoccupati se dobbiamo fare un esame, se c’è il rischio che un nostro parente abbia contratto l’infezione da Covid-19, o se dobbiamo pagare la rata del mutuo. Le ossessioni si differenziano, dunque, dalle normali preoccupazioni e per il loro contenuto (queste ultime sono infatti delle paure reattive a problemi reali della vita quotidiana), e per la loro frequenza (che è stabilmente ripetitiva), e per la loro ricaduta sul funzionamento dell’individuo e sul disagio personale che provocano.

A proposito del contenuto delle ossessioni, va tenuto presente che la ricerca scientifica ha dimostrato, di recente, che alcuni pensieri intrusivi, indesiderati e irrazionali, assurdi o sproporzionati rispetto alla realtà, possono presentarsi occasionalmente nella testa di ogni persona. Può capitare a tutti, anche solo qualche volta, di provare il timore di perdere il controllo della macchina, la paura di dire ad alta voce una blasfemia, la preoccupazione di non aver chiuso bene la porta di casa, la paura di aver contratto una malattia, pur essendo consapevoli della esagerazione di questi pensieri. Le differenze tra i normali pensieri intrusivi indesiderati e le ossessioni patologiche sono, dunque, soprattutto in senso quantitativo e ricorsivo, più che di contenuto. Le ossessioni patologiche, infatti, presentano una maggior frequenza, creano reazioni emozionali più intense e maggiore disagio, sono più difficilmente gestibili e durano per tempi più lunghi. E’ necessario pertanto ipotizzare la presenza di un disturbo ossessivo-compulsivo solo quando i sintomi persistono, creano molta ansia e molto disagio o interferiscono pesantemente con la vita di tutti i giorni.

Incidenza disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce dal 2% al 3% della popolazione, vale a dire che ogni cento persone che nascono oggi, due o tre svilupperanno nell’arco della propria vita un DOC. Questa patologia può manifestarsi nell’infanzia, nell’adolescenza o nell’età adulta, in modo acuto, cioè con sintomi evidenti ed improvvisi, o più frequentemente in modo subdolo e graduale.

1. Diagnosi del Disturbo Ossessivo Compulsivo

Secondo il DSM-5 (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), perché possa essere posta diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo, l’individuo deve presentare ossessioni e/o compulsioni. Queste, per come le abbiamo sopra descritte, causeranno un calo del funzionamento: l’individuo perderà molto tempo della sua giornata a causa dei pensieri ossessivi o dei rituali compulsivi, e questi recheranno un grave disagio alla persona che ne soffre.

2. Causa del Disturbo Ossessivo Compulsivo

Come già fatto presente per gli altri Disturbi Mentali sopra descritti, in Psichiatria non esistono cause univoche che riescono a spiegare lo sviluppo di una malattia nella sua interezza; non fa eccezione a questa regola il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Si fa, dunque, riferimento al modello bio-psico-sociale, secondo cui alla base del disturbo vi sarebbe una predisposizione genetica sulla quale poi interagirebbero fattori psicologici e sociali, la cui risultante provocherebbe il manifestarsi della condizione psicopatologica. Nel caso del DOC, tra i fattori individuali vi sono lo stress e l’umore disforico (uno stato misto di rabbia e tristezza). La letteratura, infatti, ha messo in evidenza come le persone presentino più frequentemente dei pensieri intrusivi in situazioni di forte stress ed abbiano più difficoltà ad ignorare e gestire la presenza di  pensieri indesiderati quando sono tristi e arrabbiati.

Si ipotizza, inoltre, che ci siano anche delle caratteristiche di personalità che possano predisporre allo sviluppo di pensieri intrusivi indesiderati; tra queste vi sono: l’alta sensibilità alla minaccia o al pericolo, l’alta frequenza di emozioni negative, la coscienziosità, l’elevato senso di responsabilità, la rigidità morale e la timidezza.

3. Cura di un Disturbo d’Ansia

Attualmente, in base a degli studi scientifici, gli unici trattamenti che sono risultati efficaci per la cura del disturbo ossessivo-compulsivo sono il trattamento farmacologico e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Vi è da dire come, nella maggioranza dei casi, utile è la commistione di questi due approcci.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, molte ricerche documentano l’effetto dei farmaci antidepressivi SSRI (o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), o di farmaci di vecchia generazione come i Triciclici.

Nonostante l’efficacia comprovata di questi farmaci è emerso, tuttavia, che circa un terzo delle persone non risponde positivamente a questo tipo di trattamento. Per questo motivo, sono state proposte numerose strategie farmacologiche, basate sull’utilizzo di basse dosi di antipsicotici. Sono sconsigliate, invece, le benzodiazepine, cioè i cosiddetti tranquillanti, perché, nonostante conferiscano una momentanea attenuazione dell’ansia, creano assuefazione e dipendenza. 

La psicoterapia cognitivo-comportamentale costituisce il trattamento psicoterapeutico più indicato per bambini, adolescenti e adulti che soffrono di DOC. Come ogni trattamento di tipo cognitivo-comportamentale, si avvale di tecniche cognitive e di tecniche comportamentali.

Le tecniche cognitive servono per stimolare nel paziente il riconoscimento e la regolazione di certi meccanismi mentali che sono alla base del disturbo. Gli interventi di tipo cognitivo, inoltre, agiscono su quei processi di pensiero, i cosiddetti secondarismi, che sono responsabili del mantenimento del disturbo, tra cui 

  • i tentativi di controllo del pensiero, 
  • l’incapacità di tollerare il rischio,
  • il timore eccessivo di essere responsabili o colpevoli di eventuali catastrofi a causa di disattenzioni o errori. 

In questo modo, chi soffre di questa patologia imparerà a dare il giusto peso ai pensieri negativi, compresi i pensieri che si presentano con una modalità ossessiva. Quasi tutte le persone ossessive ritengono, infatti, che avere certi pensieri negativi sia di per sé pericoloso o moralmente deplorevole aumentando così, come in un circolo vizioso, la paura di averli.

La terapia cognitiva serve, inoltre, a far comprendere al paziente le ragioni (intervento psico-educazionale e motivazionale) per cui dovrebbe imparare ad accettare le sensazioni spiacevoli generate dall’ansia e a impegnarsi gradatamente a non mettere in atto gli evitamenti e i rituali.